"VIAGGIO D'UN ATTORE NELLA COMMEDIA DELL'ARTE"
di Claudia Contin
(pagine 37: da 27 a 63 - dimensioni cm. 21 x 29,5 - con illustrazioni
grafiche)
Dalla premessa:"Lettera per Claudia Contin" della Prof. Laura
Mariani
<<Qual è il genere di riferimento
di Viaggio di un attore nella Commedia dell'Arte di Claudia Contin?
E' certamente un saggio storico-teorico, ben documentato (con un ampio
apparato di note) e guidato da una consistente linea di pensiero, ed
ha insieme la forza delle dimostrazioni di lavoro (quelle cui ci hanno
"abituato" attori e attrici dell'Odin teatret): qui le parole
scritte suscitano visioni, tanto sono concrete e precise, anche per
chi non abbia pratica di palcoscenico. Chi legge, vede. (
)
Nel testo le parti scritte in prima persona, le riflessioni e le descrizioni
si mescolano a frasi di maestri e a pezzi di interviste ad artisti,
senza soluzione di continuità: ne risulta una scrittura dalla
forte impronta soggettiva e insieme a più voci: corrispondente
per questo alla particolare natura del sapere teatrale, che procede
per accumuli prodotti collettivamente - e talora anonimamente - senza
annullare la nettezza di certe impronte individuali. E' una scrittura
d'attrice, limpida e densa, in cui il pensiero si fa parola senza distaccarsi
dal corpo, e che - come linguaggio scenico - mira a provocare esperienze,
a trasmettere energie, a evidenziare elementi di non-convenzionalità.
Il testo racconta un viaggio mentale - attraverso le tracce della Commedia
dell'Arte e archetipi grotteschi - e un viaggio fisico, di cui è
protagonista il corpo con la sua capacità di trasferirsi altrove,
di diventare un altro: verso Arlecchino. (
)
Tracciando una "mappa caratteriale del corpo" si avvia un
lavoro minuzioso, un lento allenamento, teso a costruire un "corpo
abnorme" interamente coperto da una maschera. L'attrice entra nel
mondo psicofisico di Arlecchino, costruisce le sue camminate e i suoi
ritmi, finisce così per assumerne il punto di vista sulle realtà
e il carattere. La "visibilità spostata", l'espressività
accentuata, la contestualizzazione ritmica, provocano - nella sala -
nuove traiettorie, nuove modalità di sguardo; mentre chi legge
il saggio viene portato per mano dentro l'officina dei misteri, dove
il corpo umilmente si scompone e intelligentemente si ricompone, e nasce
il corpo extraquotidiano di Arlecchino. (
)
Perché Arlecchino? Secondo Ferruccio Merisi "il lavoro di
costruzione analitica di un personaggio apparentemente maschile, poiché
riguarda un'attrice, rappresentava una verifica della pertinenza stessa
e della organicità della maschera fisica". (
)
Claudia Contin ha ribadito questa linea (
) Cerca i corpi, prima
della loro differenziazione sessuale. (
)
Anche le maschere maschili dell'eccesso oltrepassano però il
sesso di appartenenza, offrendo agli attori un analogo orizzonte creativo;
in virtù di questa analogia, possiamo ipotizzare che siano state
proprio le attrici a sollecitare nelle formazioni comiche la trasformazione
dell'artificio in invenzione artistica, cercando i disequilibri in ciò
che sembrava noto e codificato, sfidando l'ignoto a partire dalla scienza
teatrale dei dettagli tecnici.
"Il personaggio di Arlecchino è libero da tutto, persino
da se stesso", ci sono per lui "mille futuri": questo
attrae Claudia Contin.
Questo viaggio, intrapreso dall'attrice non per ri-costruire, ma per
re-inventare la sua Commedia dell'Arte, si conclude con un'interrogazione
sul linguaggio teatrale in generale e con un approdo: a ricerche così
appassionate, a usi del corpo che evocano le parentele animali e i processi
di trasformazione della materia - fino alla sua dissoluzione -, a viaggi
così spericolati nel cuore del secondo millennio e nel lontano
Oriente, fa da riscontro l'ancoraggio al gruppo teatrale. Così
tra appartenenza e nomadismo si gioca un percorso femminile cui il teatro
offre solide sponde e infinite possibilità di sperimentazione>>.
INDICE DEL SAGGIO