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"LETTER TO A TEACHER " (Lettera a una Professoressa)

Dedicated to Don Milani, and to the big and small revolutions


Lettera 06

Lettera 07

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Lettera 10Lettera 11
Lettera 12
 
Actors:  Claudia Contin, Lucia Zaghet, Veronica Risatti e Cecilia Scrittore
 
Adaption and direction: Ferruccio Merisii
Text: Ferruccio Merisi, Roberto Cescon, Sergio Chiarotto
Artistic consultant: Giulia Bozzola
Carpentery and technical props:Annamaria ed Egisto Parpinelli

 

Sulle pendici del Monte Giovi, a pochi chilometri da Vicchio del Mugello, si trova Barbiana: la chiesa di S. Andrea, il piccolo cimitero, poche case vicine, altre sparse nei boschi e nei campi. Nel dicembre 1954 vi arrivò come priore don Lorenzo Milani: una sorta di “esilio” dopo l’esperienza come cappellano a San Donato di Calenzano che aveva causato i primi dissidi con la curia fiorentina.
Per quasi tredici anni egli visse qui la propria esperienza di uomo, di prete, di maestro, fino al giugno 1967, quando morì all’età di 44 anni.
L’incontro tra don Lorenzo Milani ed i ragazzi che si scelse per allievi, il loro lavoro quotidiano là dove non c’era alcuna scuola dettero vita a una delle più importanti esperienze educative del nostro paese. La Scuola di Barbiana sconcertò e stimolò il dibattito pedagogico ed educativo anche attraverso i testi lì elaborati e da lì diffusi: “L’obbedienza non è più una virtù” e la “Lettera a una professoressa”, pubblicata nel 1967. In quegli anni quei testi intercettarono le attese di un profondo cambiamento della scuola e dell’educazione e divennero l’orizzonte di migliaia di giovani studenti, insegnanti e operatori sociali impegnati nella ricerca di un nuovo modo di ´fare scuola´.
Quella di proporre una riduzione teatrale di un testo-manifesto civile e politico è una sfida difficile che si può raccogliere solo con l’umiltà del mestiere, con l’esperienza del rapporto con il pubblico, con la necessità delle motivazioni.
Ingredienti che la Scuola Sperimentale dell’Attore ha volentieri messo in campo, sollecitata da un concorso di sinergie cittadine, che vede in prima fila il Liceo Leopardi Majorana e l’Assessorato alla Cultura della Provincia di Pordenone.
Il risultato è un simpatico, snello e vibrante collage di attimi di vita della Scuola di Barbiana, colti nel momento di composizione della famosa lettera che dà il titolo allo spettacolo.
Claudia Contin, che impersona una ragazzina “non adatta” alla scuola dell’epoca, Lucia Zaghet, nel ruolo della “contestatrice”, Veronica Risatti ovvero “il monello”, e l’attore cinese Xu Xuan che ovviamente fa “il foresto” compiono un omaggio ai ben più numerosi allievi di Barbiana (e agli infinitamente più numerosi “bocciati” della scuola dell’obbligo degli anni ’60). Tra un riso e un pianto, tra un gioco e un ricordo “duro”, spuntano le musiche dei “The Six”, capitanati dal “prof” Carlo Costantino, a definire la nuova atmosfera sonora che andava delineandosi in quegli anni.
E così, tra un “cielo grigio su” e un “sound of silence”, tra i primi Pink Floyd e Celentano, emerge anche una nostalgia per quel periodo per certi versi “formidabile”.
Non abbiamo affrontato il famoso testo della Scuola di Barbiana come un documento storico, ma come una “leggenda” – cioè come una cosa “da leggere”, da ripercorrere e da meditare - né più né meno come un testo di teatro classico, perché forse così volevano i suoi autori.
Abbiamo cercato di far rivivere l’avventura collettiva che i ragazzi di don Milani compirono per scrivere la loro lettera di protesta alla scuola che li escludeva, e di immaginare nel contempo i sentimenti che potevano animare quell’avventura.
Non ci interessava l’esattezza storica dei costumi, delle motivazioni, dei comportamenti, ma, proprio come si fa con le altre leggende teatrali, la loro capacità imperitura di riflettere – da lontano – il nostro tempo.
Ne è venuto fuori un omaggio all’indipendenza, all’eroismo e al valore simbolico di certe piccole imprese isolate (della pedagogia, della ricerca, della sperimentazione civile) e anche una grossa domanda sulla loro urgenza, sui loro costi e sui loro benefici.
Speriamo comunque che questo possa essere un momento, un’oasi, un rifornimento di energia, per noi e per il nostro pubblico, in un tempo corrente che vede orizzonti non proprio facili né ottimistici su molti aspetti dell’ambiente e della convivenza.
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